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Dott.ssa Claudia De Valeri

Dott.ssa Claudia De Valeri

Dipendenza dai videogiochi, come gestirla?

INDICE CONTENUTI

Sviluppo emotivo e comportamentale: comprendere il meccanismo della dipendenza da videogiochi ed i fattori di mantenimento. Come valutare il rischio ed intervenire.

1. Cos’è una dipendenza?

In psichiatria la parola “dipendenza” ha un significato clinico ben preciso, che risponde a determinati comportamenti reattivi e sintomi.

Tengo, però, a precisare – semplificando al massimo – che le forme di dipendenza sono sempre uguali: per meglio dire, le differenze riguardano l’oggetto, ma la dinamica è la stessa: riempire un vuoto con qualcosa che non è ciò di cui si ha realmente bisogno.

2. Dipendenza dai videogiochi

Cosa capita, nello specifico, al ragazzo che inizia ad abusare dei videogiochi?

Da un punto di vista esterno, ci troviamo davanti ad una persona che dedica  moltissimo tempo a videogiocare (o lo dedicherebbero se non gli fosse impedito); trascura le altre attività, compresi gli impegni e gli obblighi scolastici o sportivi; quando può scegliere, preferisce videogiocare piuttosto che passare il tempo con gli amici; tende ad essere apatico o irascibile quando non può giocare; mostra crisi intense di rabbia quando lo si interrompe mentre gioca; osserviamo una polarizzazione dei pensieri e delle fantasie sul gioco; spende somme considerevoli di denaro (se ne dispone) per i videogiochi; inizia a mostrare alterazioni nelle abitudini (come ad esempio nell’alimentazione, igiene personale, funzioni fisiologiche, sonno); talvolta compaiono sintomi fisici quali mal di testa, di schiena, dolori al collo, arrossamenti agli occhi, disturbi della vista etc.

3. Come nasce la dipendenza da videogiochi?

Se, invece, ci chiediamo cosa succeda all’interno, sempre semplificando al massimo, direi che il ragazzo sposta il bisogno insoddisfatto sul piacere che trae dai videogiochi.

Ed è qui che si struttura la dipendenza: quando casualmente si scopre che il modo in cui ti fa sentire la partita (o il cibo, lo shopping, etc…) è uno stato talmente piacevole e gratificante che non riesci a riprodurre da solo e in modo naturale nella tua vita.

Dopo un po’ senza questo stato di benessere si sta male, ma per ricrearlo occorrono dosi sempre maggiori di videogioco.

Si ha quindi il bisogno di giocare sempre più a lungo, o con giochi sempre più emozionanti, sempre più violenti, con effetti grafici sempre più accattivanti, con situazioni sempre più incredibili.

Questo non è un elemento da sottovalutare perché dobbiamo tenere conto della qualità eccellente in termini anche di trama dei videogiochi moderni. Questo elemento porta a mettere in discussione l’utilità di una drastica riduzione dei tempi di gioco per limitare la dipendenza, poiché si rischia di non concedere sufficiente tempo affinché la partita venga giocata.

4. Come si può affrontare?

Consiglio sempre, nel trattamento, di valutare nello specifico la struttura dei giochi oggetto di dipendenza e provvedere alla disassuefazione imponendo di alternare i giorni di gioco piuttosto che ridurre le ore di uso quotidiano, per evitare che, al contrario,  l’evento diventi “l’appuntamento” del giorno facendo in modo che tutto giri intorno a quel momento e che il ragazzo si allontani quindi dal vivere il proprio presente, nonché la realtà.

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Articolo realizzato da:
Dott.ssa Claudia De Valeri
Psicologa clinica e psicodiagnosta abilitata EMDR
4.5/5
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