orientamento sessuale
Claudia De Valeri

Claudia De Valeri

Orientamento sessuale dei figli: come (non) intervenire.

Figli adolescenti e orientamento sessuale: come instaurare un dialogo costruttivo e non giudicante.

Indice

1. Orientamento sessuale tra i 12 e i 16 anni

La fascia di età compresa tra i 12 e i 16 anni è un periodo di ricerca e sperimentazione.

Se una ragazza, ad esempio, si sente attratta sessualmente da un’amica per un certo periodo di tempo ciò non implica necessariamente che sia omosessuale, bisessuale o qualsivoglia definizione più o meno precisa.

Scoprire la propria sessualità richiede tempo e a volte i sentimenti sono contraddittori. È il momento in cui l’individuo costruisce un piccolo doppiofondo segreto interno dove proteggere il proprio sé intimo.

In questo spazio i genitori saranno gli ultimi ad entrare, naturalmente.

2. Come gli adolescenti comuncano il loro orientamento sessuale

Quando i nostri figli pongono domande o fanno affermazioni circa la propria identità di genere o sul loro orientamento sessuale, non ci stanno invitando a “perquisire quel cassetto”, anzi, molto probabilmente ci stanno mettendo alla prova.

Spesso gli adolescenti comunicano per “testare” il genitore: per provocarli quando sa che i genitori sono poco aperti in questo senso, oppure per indagare se realmente siano open mind come dichiarano.

Quindi, il compito del genitore in questi casi è comprendere in quale posto sedersi: chiedere, ad esempio, come mai vengano poste certe domande o comunicate alcune sensazioni, può risultare molto più utile che non fare un terzo grado o tentare di dare una risposta ad una falsa domanda (perché, in realtà, ricordiamo che ci stanno comunicando e non chiedendo: non dobbiamo spiegare nulla perché è qualcosa che si sente e non segue regole logiche).

4. Orientamento sessuale: conclusioni

In questo modo i ragazzi si sentono alla pari, presi sul serio e inseriti in un dialogo. È del tutto coerente con questa tappa di sviluppo esplorare la propria sessualità e identità da giovani (e ci vuole del tempo).

Focalizzarsi sull’ascolto delle sensazioni e suggerire al proprio figlio di “starci dentro” e vedere come evolvono senza paura di dove portino, significa usare un prezioso strumento terapeutico: invitare a ragionare e sentire di e su sé stessi.

4. Sviluppo fonologico: conclusioni

Questa piccola strategia aiuterà i bambini che hanno una difficoltà fonologica, non visibile nei primi mesi di vita, a creare le prime etichette e a giungere con minore difficoltà alle prime produzioni linguistiche. Dopo non molto tempo si potrà passare all’esposizione del linguaggio utilizzato normalmente. Daremo sicurezza al bambino che inizierà con fiducia ad utilizzare il linguaggio.

Quando i bambini presentano questo modo caratteristico di parlare ma hanno le frasi complete è importante intervenire prima che vadano alla scuola primaria e precisamente almeno due anni prima in modo che possano risolvere questa piccola difficoltà e arrivare preparati all’apprendimento della lettura e della scrittura.   

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