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Stefania Ravasi

Stefania Ravasi

Crescere? Un gioco da esploratori!

Crescere significa scoprire, e per farlo i bambini hanno bisogno di sentirsi sicuri. Trasmettere sicurezza e protezione con routine e rituali, e bilanciarle con esplorazione e autonomia è il primo passo per farli crescere curiosi del mondo e sereni nel farne esperienza.

Indice

1. Crescere: significato

Crescere significa scoprire, e per farlo i bambini hanno bisogno di sentirsi sicuri.

Quale può essere il ruolo dei genitori nel favorire e trasmettere quel senso di sicurezza e protezione così importante affinché i bambini possano essere curiosi del mondo e fare esperienze utili alla crescita?

È un compito importantissimo.

L’uomo in ogni sua fase evolutiva ha bisogni ed esigenze specifiche: senza cibo, nutrimento, acqua, sonno, ossigeno non potrebbe sopravvivere; ma all’interno di questi bisogni cosiddetti bisogni primari, appartenenti dunque alla sfera fisiologica, ciò che è davvero indispensabile per il bambino nei primi anni di vita è la possibilità di sentirsi al sicuro e protetti dalla propria figura di accudimento.

I bambini, così come i cuccioli di animale, sono infatti caratterizzati da una predisposizione biologica innata a cercare un legame che assicuri loro sì cibo e nutrimento, ma soprattutto prossimità fisica e vicinanza.

2. Crescere: legame di attaccamento

La natura lo conferma:

un esperimento di qualche anno fa ha evidenziato come i cuccioli di macaco fossero disposti a rinunciare al soddisfacimento del bisogno di cibo e nutrimento in favore di prossimità e vicinanza fisica dell’adulto di riferimento, a garanzia della sopravvivenza.

Ciò insegna che il legame che si instaura tra cucciolo e genitore va oltre il bisogno di essere nutrito e che la predisposizione biologica innata a cercare e costruire legame con una persona che gli assicura protezione è un requisito fondamentale per il soddisfacimento di altri bisogni e il loro esito evolutivo, come sono la possibilità di esplorare e fare esperienza del mondo. Si tratta quindi di un legame ancor più profondo detto LEGAME DI ATTACCAMENTO che consiste nella possibilità per il bambino a ogni età di avere una “base sicura”, cioè la fiducia in un ambiente caratterizzato da una figura di accudimento che permette al bambino di sentirsi pienamente protetto e al sicuro, aspetto fondamentale perché solo così si sentirà sostenuto e positivamente incoraggiato nel rimanere solo con se stesso e dunque di fare esperienza del  mondo circostante senza timore, sapendo di poter tornare in caso di necessità sia con il corpo – almeno per i bambini più piccoli – sia con la mente e col pensiero per i bambini più grandi.

Sono proprio queste esperienze relazionali precoci a favorire e promuovere fin dalla tenera età quel senso di autorealizzazione, autostima e autoefficacia – data dall’aver fatto esperienza di una base sicura e di aver potuto imparare grazie proprio a quella base sicura a esplorare il mondo – indispensabili per affrontare gli eventi critici o il cambiamento a ogni età, già a partire dalla valutazione delle proprie capacità e risorse.

Sono insomma i prerequisiti per stare bene con sé stessi e avere una positiva immagine di se stessi.

3. Ruolo genitoriale nella crescita dei figli

In questo senso quindi il ruolo genitoriale, che spesso è pensato come un insieme di competenze pratiche e orientate al fare in senso stretto, cioè fondato sull’assicurare e l’assicurarsi che siano soddisfatte le funzioni di base “hai mangiato? hai fame? hai lavato i denti? hai messo il maglione pesante? hai messo il quaderno di matematica in cartella?” – che è giustissimo perché effettivamente non c’è ancora un’autosufficienza che esonera l’essere genitori dal preoccuparsi e dall’occuparsi del soddisfacimento del bisogno di cibo, di sonno, di sostegno nelle attività… forse può essere rivisto, associando a un insieme di competenze e ruoli pratici anche una presenza fatta anche di corpo, di presenza fisica, di contatto, di sguardo, di voce, perché è da qui che passa la relazione e la percezione di sicurezza e protezione, dal corpo dal cuore e dalla mente.

Come? In quali comportamenti, atteggiamenti, accorgimenti si traduce? 

Se il bambino ha una predisposizione innata a cercare e instaurare un legame con un caregiver che gli assicuri sì cibo e acqua ma soprattutto sicurezza e protezione, a propria volta anche le figure di accudimento hanno un istinto innato a prendersi cura della prole per cui rispondere è qualcosa di biologicamente programmato nei genitori: la differenza sta nel modo in cui si fornisce una risposta, che affinché possa far sentire il figlio affettivamente al sicuro e dunque affinché possa cominciare a sviluppare i prerequisiti dell’autostima e della fiducia in sé stesso utili per sentirsi sicuro nel mondo, deve essere una risposta empatica oltre che pratica.

4. Consigli per risposte empatiche

  • ACCETTARE tutte le emozioni e legittimarle tutte, anche quelle negative che al pari delle positive sono indispensabili per la crescita: facendolo noi per primi con loro, impareranno anche loro stessi a farlo.

    Ogni emozione però deve essere ascoltata e fare finta che non esista minimizzandola complica molto le cose per i bambini. Quando i bambini sperimentano un’emozione, ad esempio rabbia, dire loro di calmarsi o che verranno puniti non cambierà il fatto che loro si sentano arrabbiati.

    Al contrario, interventi di questo tipo comunicano al bambino che le sue emozioni sono “cattive” o “sbagliate”, così cercherà di reprimerle con conseguenze dannose sul proprio sviluppo, sentendosi sbagliato quando le sperimenta e dunque insicuro, preferendo reprimere bisogni pur di non rischiare di sbagliare e alimentando in lui vissuti di incapacità e scarsa autostima  non diciamo: non ti arrabbiare, non fare così, tentativi di distrazione, se continui a piangere vai in punizione, bensì innanzitutto chiedere “come stai?” e frasi come “Capisco che tu sia molto arrabbiato ora, lo so che vorresti rimanere al parco, è difficile smettere di fare una cosa che ci piace così tanto, ma ora dobbiamo proprio andare a casa. Non appena sarà possibile torneremo al parco visto che ti piace così tanto”.

  • Instaurare routine e rituali, permettono di offrire ai bambini dei riferimenti che consentiranno di prevedere con certezza cosa sta per accadere, il che gli offre un senso di sicurezza e controllo sulla realtà circostante.

    Le abitudini sono per i bambini quello che le pareti sono per una casa, danno confini, protezione e prospettive: per questo la costruzione della routine permette che i bambini, anche molto piccoli, interiorizzino lo schema della giornata e quindi sappiano che cosa aspettarsi, riducendo l’ansia del non sapere che cosa accadrà e rassicurandosi, sentendosi così libero di esplorare l’ambiente che lo circonda ed acquisire sempre più sicurezza in sé stesso e senso di competenza in ciò che impara a gestire. Sapere che dopo il bagno si mangerà tutti insieme o che al momento di andare a dormire ci sarà ad attenderlo il rito della fiaba, è rilassante e preparatorio ad un passaggio graduale da una attività all’altra.

  • Dare anche delle regole, che non devono essere interpretate come dei vincoli e dei limiti bensì come dei binari che orientano e guidano, dunque danno sicurezza.

    Devono essere adeguate per età: es. a 2 anni di stare seduto fino alla fine del pranzo è poco fattibile il loro corpo ha bisogno di muoversi concrete: affinché il bambino possa comprenderle e seguirle adeguatamente.

    Es. anziché “Si va a dormire alle 9” è più concreto dire “Si va a dormire quando è finito il cartone animato” oppure è concreto chiedere al bambino di rimettere a posto i suoi giocattoli, non è concreto chiedergli di tenere ordinata la sua camera o   formulate in positivo: da “Non si litiga” a “Si deve cercare un accordo” / “Non si urla” a “Si parla a voce bassa” costanti e coerenti: rispettate in primis da noi che siamo un modello per loro, loro imparano osservandoci.

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