neofobico
Anna Galbiati

Anna Galbiati

biologa Nutrizionista

“Questo non lo mangio!”: 7 consigli per il bambino neofobico

Vediamo insieme cosa significa essere neofobici e cosa comporta la neofobia nei nostri bambini.

Indice

1. Bambino neofobico: introduzione

Quante volte vi è capitato di sentire la frase ‘non lo voglio, non mi piace’? detta dai vostri bambini?

Questo tipo di rifiuto è un comportamento tipico del secondo / terzo anno di età. ciò che di solito sorprende è che questo comportamento segue la fase delle pappe in cui i bambini iniziano a mangiare ed esplorare i sapori con entusiasmo, anche frutto e verdura: i piccolissimi infatti si mangiano con piacere tutto ciò che gli presentiamo come commestibile.

2. Bambino eofobico: quando comincia a selezionare ciò che mangia?

A partire dal secondo-terzo anno di vita, invece, spesso iniziano a restringere le loro scelte alimentari, preferendo il consumo ripetuto di pochi cibi, rifiutando l’assaggio di cibi nuovi o di alimenti che prima venivano gustati con piacere.

La ragione di questo comportamento ha origini storiche ed evolutive:

La specie umana ha vissuto migliaia di anni nelle savane e nelle foreste, a stretto contatto con la natura: solo nelle ultime poche migliaia di anni abbiamo iniziato a vivere nei villaggi e nelle città, alimentandoci con i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento. Prima di questo periodo, l’uomo si cibava direttamente dei frutti della terra e della poca carne che riusciva a cacciare.

3. Comportamento neofobico

Immaginate quindi, in epoca primitiva, un bambino di 3 anni che, giocando, vede una bacca colorata e se la porta alla bocca per mangiarla: c’è la possibilità che questa sia velenosa e che il bimbo rischi la vita.

Ecco perché nel corso della nostra evoluzione abbiamo selezionato geneticamente un comportamento che riduce la possibilità di mangiare cibi nuovi freschi e colorati, preferendo i “soliti” cibi, solitamente di colore neutro e di consistenza croccante, durante il periodo della crescita.

Questo comportamento, che in tempi passati poteva salvare la vita ai bambini, oggi, dove ogni alimento è confezionato e controllato, è diventato controproducente poiché riduce la possibilità di avere una dieta sana e diversificata.

Oggi gli studiosi chiamano questi comportamenti, ovvero il ‘non lo voglio, non lo mangio’, Neofobia alimentare, la paura di assaggiare ciò che è nuovo.

Come abbiamo detto, parte di questo comportamento può essere attribuito alla genetica, ma bisogna considerare anche le influenze dell’ambiente che circonda il bambino.

Il modello fornito dai genitori ha quindi una certa rilevanza: vostro figlio o figlia tenderà a copiare i vostri comportamenti. Il ruolo del genitore come modello nell’educazione alimentare è essenziale per fare in modo che la neofobia sia solo un fenomeno transitorio.

4. Che tipo di prevenzione?

  • A volte i bambini si scoraggiano per la grande quantità di cibo che vedono nel piatto: provate ad offrire loro piccole porzioni, così da lasciare spazio per un bis o un tris. Dai circa 2 anni di età in poi, i bambini sono in grado di servirsi il cibo nel piatto da soli: portiamo in tavola ciò che abbiamo cucinato su un piatto grande, dal quale tutti possano prendere una porzione. In questo modo i bambini potranno decidere loro stessi la quantità di cibo, evitando ciò che non vogliono. La regola da proporre è semplice, il bimbo può prendere ciò che va di mangiare ed è incentivato ad assaggiare un pochino di ciò che non è sicuro gli possa piacere. In questo modo inizia a prendere consapevolezza dei propri gusti.

  • Un altro suggerimento utile è di variare molto gli alimenti, perché non possiamo prevedere come si svilupperanno i gusti dei bambini.

  • Provate anche a coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti e della tavola: saranno più invogliati ad assaggiare qualcosa che hanno contribuito in prima persona a creare. Fateli provare ad impastare a mescolare e a versare, si sentiranno più coinvolti nel processo e, di conseguenza, più curiosi e contenti di poter mangiare qualcosa che ‘hanno fatto loro’.

5. Bambino neofobico: cosa fare se continua a rifiutare il cibo

Ma dopo il primo rifiuto, fin quanto si può riproporre un cibo rifiutato?

Riproporre nel menu un cibo non gradito, o non conosciuto, alla lunga diminuisce le resistenze del bambino.

Come si diceva prima però, la proposta deve essere fatta senza obblighi o aspettative, ma rispettando i tempi del bimbo, invogliando a provare e mostrandoci per primi noi adulti come esempio positivo ed equilibrato.

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