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Dott.ssa Giuditta Mastrototaro

Dott.ssa Giuditta Mastrototaro

Quale approccio educativo in adolescenza?

INDICE CONTENUTI

L’adolescenza è un processo fisiologico della crescita, come affrontarla al meglio.

1. Adolescenza: quale approccio educativo?

In questo tempo in cui si cercano soluzioni e non problemi. Essere genitori di un adolescente, sembra un problema da risolvere. Questo accade perché come genitori ci troviamo spesso spiazzati da questo cambiamento evolutivo ed educativo.

C’eravamo abituati a sentirci dire che il bambino si comportava in un certo modo perché aveva bisogno di attenzioni e ora i ragazzi sembrano allergici proprio alle attenzioni di genitori, educatori e insegnanti.

L’adolescente passa gran parte del suo tempo con gli amici e con sé stesso e non più a cercare i suoi genitori, anzi se entriamo nella sua vita un po’ di più, possiamo rischiare di sentirci dire: “tanto tu non capisci niente!”, “Mi stai rompendo!” “Uffa che sbatti”.

Il cervello e il corpo di un adolescente sono in trasformazione e ciò spiega perché provano così intensamente le emozioni come: la rabbia, la tristezza, la gioia, la frustrazione e il disgusto. Ad esempio, un conflitto con un insegnante, uno scontro con un amico o un compito in classe andato male, per l’adolescente è come fosse arrivata la fine del mondo.

2. Cosa vivono gli adolescenti

Gli adolescenti devono affrontare molte sfide: scolastiche, relazionali e impulsi verso la conoscenza più intima con il proprio corpo e quello dell’altro.  Spesso vedono le cose che gli accadono come tutte bianche o tutte nere.

Quando i genitori degli adolescenti arrivano a una consulenza pedagogica, è generalmente l’approdo all’ultima spiaggia, perché purtroppo in Italia la figura del Pedagogista è poco riconosciuta e mi trovo invece a parlare con i genitori dopo che sono stati dal medico, dallo psicologo e magari hanno mandato il ragazzo in psicoterapia.

Vittorio Andreoli in un’intervista spiega che in adolescenza servono più genitori e meno psichiatri, proprio perché l’adolescenza non è una malattia, il genitore che riesce a relazionarsi con il proprio figlio, è la figura migliore su cui un ragazzo può sempre contare.

3. Come si educa un adolescente?

I nostri figli ci stimolano a interrogarci sulla nostra vita, sui nostri valori, e su come vogliamo vivere la relazione con loro.  Ci sentiamo spesso messi in discussione riguardo ad alcune nostre certezze. Allora ci son alcune domande che possiamo porci: “Siamo capaci di resistere alle tempeste emotive dei nostri figli, senza che divengano anche le nostre?”

La cosa che mi sorprende nelle consulenze pedagogiche è che spesso i genitori arrivano con alcune domande che sottendono che ci sia un colpevole. È forse colpa del papà che non è abbastanza presente? È colpa della mamma che gliele dà tutte vinte? È colpa del ragazzo che ha qualcosa che non va?

Educare non vuol dire trovare il colpevole. Anzi, tanto più ci impegniamo a cercare qualcosa che non va, tanto più la troveremo. L’adolescenza è una naturale tappa educativa di crescita che comprende l’atteggiamento di essere contro di tutto e di tutti a prescindere.  Essere contro, vuol dire che tanto quanto desidero essere accettato dagli altri, allo stesso tempo desidero distinguermi, per poter scoprire chi sono veramente.  Questo passaggio è naturale e sano. Dobbiamo preoccuparci se ciò non accade.

4. Le basi per educare un adolescente

L’educazione non è neanche un tribunale, attraverso il quale assegnare la punizione giusta o la pena esemplare, da dare a chi non rispetta le regole. Nessuno cresce armoniosamente: nel giudizio, nella vergogna e nella colpa. Per crescere si ha bisogno invece di cura, di spazio e di rispetto anche delle regole, ma condivise e non imposte.

Se fino ai 10/11 anni poteva anche funzionare un approccio, nel quale il genitore diceva al figlio cosa fare, ora è urgente che lasci il posto, ad un nuovo approccio educativo e ad un nuovo equilibrio, che non può più essere lo stesso di quando era bambino. La distanza che l’adolescente mette in atto, gli serve per provare a camminare da solo, per scorgere l’umanità, la fragilità e le potenzialità che ha dentro di sé.

Per queste ragioni è importantissimo coltivare una comunicazione fondata sul rispetto e l’empatia, ciò eviterà di essere “licenziati”. Questo termine è stato coniato dallo psicologo Thomas Gordon negli anni’70 nel suo libro Genitori efficaci. A tal proposito scrive: “Sempre più frequentemente, i figli licenziano i propri genitori. A mano a mano che si avvicinano all’adolescenza, essi congedano i genitori, li respingono, recidono la relazione con loro”.

5. Conclusioni

Per evitare tutto ciò, occorre stare sulle problematiche con un atteggiamento di ascolto reciproco. Noi adulti siamo responsabili di proteggere questo spazio, cogliendo tutte le occasioni, come ad esempio può essere cenare insieme, per riunirsi e parlare.

Purtroppo, è proprio in questi frangenti che si consumano le liti più accese tra genitori e figli. La cosa che possiamo fare, per non entrare nella dinamica dei conflitti, è più che concentrarci sulle parole che dice il nostro adolescente, concentriamoci su cosa prova in quel momento. Si sente frustrato? Scoraggiato? Ha bisogno di spazio? Di autonomia? Di fiducia?

Se incontriamo l’altro sul piano di ciò che prova, il clima delle conversazioni cambia.

Grazie a questo cambio di prospettiva, le relazioni non si giocheranno più su chi comanda e chi esegue, su chi ha ragione o chi ha torto. Queste sono tutte forme di potere che esercitiamo in veste del nostro ruolo.

Ecco cosa scrive a tal proposito T. Gordon: “Un adolescente non si ribella contro i genitori. Si ribella contro il loro potere” e allora quando sperimentiamo di creare muri nelle relazioni, è venuto il momento di cambiare approccio educativo e creare ponti attraverso una pedagogia basata sull’empatia.

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Articolo realizzato da:
Dott.ssa Giuditta Mastrototaro
Pedagogista
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