rapporto figli
Antea Zenato

Antea Zenato

Rapporto conflittuale coi figli? Come mi posso comportare?

Conflitto, quando sentiamo questa parola il suo significato ci scuote. Essa rappresenta una forma di criticità, chiusura ed alle volte persino dolore.

Indice

1. Relazione genitore-figli

Nell’immaginario comune, infatti, il conflitto è una parola prettamente negativa e ostica a qualsiasi forma di cambiamento; le parti coinvolte, alle volte, tendono a non rivedere la propria posizione ed essere sempre convinte della tesi sostenuta.

Il conflitto può rientrare in qualsiasi sfera della vita umana: lavoro, amicizie e persino famiglia.

In particolare, il rapporto più difficile da creare e gestire è proprio quello coi propri figli.

Pensando al rapporto che abbiamo coi nostri genitori, quante volte siamo stati in disaccordo su moltissimi argomenti e la difficoltà di comprensione ci ha portati al conflitto.

Ecco! Allora capiamo come il conflitto è una cosa più che normale in una relazione genitore-figlio; ci sono volte però in cui questa situazione sfugge di mano e si creano situazioni molto difficili e complicate dove comprensione e ascolto vengono meno.

2. Durante la fase adolescenziale

Su questa base quindi un genitore si potrebbe sentire perso, frustrato o persino fallito nel suo ruolo genitoriale; sappiamo per antonomasia che il periodo più difficile per la gestione dei rapporti è l’adolescenza.

Questo periodo infatti è connotato di continui scontri per via dell’affermazione di un nuovo individuo che vive dei cambiamenti fisici ma anche e soprattutto emotivi. 

In questo delicato momento il ruolo del genitore è difficile perché qualsiasi cambiamento di opinione, può causare chiusura e soprattutto distacco

Il conflitto che deriva da un cambiamento di tesi origina astio e odio.

Esiste però una seconda opzione che nessuno considera, ovvero il conflitto positivo coi propri figli; per qualsiasi persona a cui si chiede di riassumere in una parola il conflitto risponde mancanza di comunicazione e ascolto.

Ecco allora che abbiamo individuato il punto di svolta.

Un adolescente ha bisogno di essere ascoltato non criticato; il periodo che vive lo porta alla rottura col mondo che conosceva e un apprendimento di una nuova visione di esso.

Sta attraversando il momento del cambiamento dall’età del fanciullo a quella di un giovane adulto che troverà sé stesso nel mondo. Quando dà la possibilità al genitore di entrare nel suo mondo, il conflitto non è una sua prerogativa ma  di continui confronti per comprendere.

3. Il momento dell’opposizione

Il momento dell’opposizione è uno dei momenti più belli che una persona possa vivere e cioè quello della comprensione del punto di vista altrui; l’adolescente non è da meno: esso/a infatti stanno solamente chiedendo a voi cosa pensate, facendosi guidare e sviluppando un suo metodo critico di giudizio e pensiero.

Se il confronto assume pieghe di chiusura  e imposizione il significato che lui attribuirà al conflitto sarò di odio, astio e risentimento e quindi continui attacchi personali.

Se il conflitto viene invece impostato sulla logica di confronto e critica costruttiva, il ragazzo ma soprattutto il legame genitore-figlio né potrà giovare. In voi genitori infatti, troverà una guida e un consigliere ma anche un mediatore, che lo possa aiutare a capire e comprendere.

Ci sono però anche altre possibili relazioni da trattare, al fine di poter creare un conflitto di crescita e di confronto positivo, cioè quelle col proprio partner. 

4. Come comportarsi in quanto genitore

Oggi, assistiamo al verificarsi di moltissimi divorzi e quindi la presenza di moltissime situazioni conflittuali all’interno della propria famiglia

I significati che si attribuiranno, pertanto, al conflitto coi genitori sarà alquanto scontato, i propri figli infatti non faranno altro che riprodurre ciò che fate voi adulti; i figli copiano qualsiasi cosa i genitori facciano convinti sia un’attività corretta.

Voi genitori siete la prima guida dei vostri figli e date l’esempio rispetto molte pratiche; se i vostri figli vedono i propri genitori litigare per la custodia dei figli, o per altre questioni legali impareranno che è giusto comportarsi in questo modo.

Quando i nostri figli giocano infatti, riproporranno le stesse dinamiche che osservano e pertanto anche i litigi osservati rendendoli la routine e la normalità.

Le loro relazioni inoltre, avranno una forte valenza conflittuale.  

Se riflettiamo su quest’ultimo pensiero, comprendiamo come le nostre azioni, i nostri difetti e le nostre litigate influiscano sui loro rapporti in varie occasioni; a questo punto quindi sorge spontanea la risoluzione del problema  e la domanda :

 “Come potrò mai fare per evitare ai miei figli certe situazioni? Come potrò proteggerlo?” 

Le risposte possono essere molteplici, anche in base alla propria storia relazionale coi propri figli e non solo.

6. L’importanza del dialogo

Ma esiste una base comune da cui partire: il dialogo.

Questa parola sembra appunto un semplice vocabolo ma è uno degli strumenti fondamentali per rivalutare il rapporto conflittuale coi propri figli.

È stato citato il periodo adolescenziale come quello più comune ma, il conflitto è un qualcosa che è ben presente prima e dopo dell’adolescenza.

Essendo causato anche dallo stress il conflitto origina anche frustrazione rispetto i compiti o la difficoltà a trovare un lavoro.

I tempi sono cambiati infatti, una volta il litigio non era contemplato: i figli erano “proprietà” genitoriale e come tale dovevano obbedire senza potersi esprimere. Oggi, le cose sono cambiate.

Impostando un dialogo sano e soprattutto di apertura e di confronto, le situazioni di conflittualità “malsana” potrebbero essere infatti evitate. Uno spazio che sarebbe invece lasciato a conflitti positivi.

Il dialogo è una delle più forti forme di aiuto reciproco e ascolto perché si discute su dei temi personali, di sfida e difficoltà che richiedono aiuto e sostegno continuo e reciproco. 

Se ci pensiamo il dialogo ci aiuta a conoscere altre persone, ci dà la possibilità di apprezzare o di dire la nostra. Perché non potrebbe essere così anche in un conflitto positivo? 

Certo! 

Tutto molto bello questo discorso ed effettivamente ci potrebbe stare, ma come lo metto in atto?

7. Come creare il dialogo

Prima di tutto i genitori devono uscire dalla loro logica di rigidità ed essere flessibili: davanti non abbiamo noi stessi e tantomeno delle nostre copie ma ci sono i nostri figli; questa potrebbe essere una buona base di partenza creando già apertura.

In secondo luogo ascoltando, creando alleanza educativa e un rapporto che dica “io sono qui per te”.

Praticando ciò che diceva Don Milani e cioè I CARE mi interessa.

In altre occasioni se non si riesce a creare una qualche apertura, perché riscontriamo difficoltà, contattare esperti come i pedagogisti clinici.

Esperti formati che, operano per individuare gli elementi di criticità familiari e per rivedere assieme alla famiglia un metodo per riuscire a riequilibrare la serenità e la propria identità nel conflitto.

8. Il supporto genitoriale e familiare

Anche in ottica di conflitto è fondamentale il supporto genitoriale e familiare per non originare chiusure che possano portare alla creazione di muri che causino la decisione di interrompere legami per via di parole dettate dall’odio e dalla mancanza di comprensione. 

Ritornando al rapporto conflittuale che possiamo avere coi nostri figli che siano adolescenti o in altri periodi della vita, il conflitto deve sempre essere associato al dialogo. 

Da esso si può ripartire operando dei cambiamenti fondamentali per la creazione di luoghi sereni e di miglioramento oltre che di scambio continuo di crescita.

Per approfondimenti vi aspetto sul blog o sulla piattaforma per scambiare due chiacchiere.

Grazie dell’attenzione a presto!

Dott.ssa Antea Zenato

Pedagogista Clinico e Giuridico

Rapporto conflittuale coi figli

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