aspettative genitoriali
Costanza Fogazzaro

Costanza Fogazzaro

Aspettative genitoriali e l’impatto sulla personalità dei figli

Aspettative genitoriali: che cosa sono le aspettative e qual è il loro impatto sulla personalità dei figli.
Come possiamo tenerle a bada affinché non abbiano ripercussioni negative sui più piccoli? Ne parliamo in questo articolo con la dottoressa Costanza Fogazzaro.

Indice

La famiglia rappresenta uno dei principali ambienti tramite cui i bambini iniziano a concettualizzare il proprio Sé. 

Cos’è il Sé?

Il Sé è ciò che uno pensa di se stesso, l’immagine che abbiamo di noi stessi, rispetto al contesto in cui ci troviamo ed è correlato allo sviluppo cognitivo, alle esperienze che viviamo e alle relazioni. 

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali riconosce all’interno del dominio del Sé il concetto di “Identità” (chi sono?) e di “Autodirezionalità” (dove voglio andare?).

Tutti noi nasciamo in una condizione di dipendenza, necessaria per la sopravvivenza. Tanto più un mammifero diventerà complesso, tanto più, appena nato, sarà dipendente nei confronti della madre (ma non solo). 

Di per sé la dipendenza non è una condizione patologica, bensì la prima esperienza che qualsiasi essere umano esperisce. 

La teoria dell’Attaccamento va a concettualizzare la dipendenza dal punto di vista relazionale.

1. Cos’è l’attaccamento? 

È una tendenza comportamentale che si basa sulla biologia di tutti gli interessati e che si è sviluppata evoluzionisticamente: il bambino ha la spinta a cercare la vicinanza con l’adulto, il quale si sintonizza con il bisogno del bambino e si predispone a rispondere. 

Questa tendenza si muove ma non si spegne mai. Si riattiverà ogni qualvolta avremo bisogno di qualcuno che ci accudisca e ci protegga. 

Nelle relazioni, per esempio, potremmo notare una schematicità dei nostri comportamenti nella ricerca di affetto e di cura da parte del partner o di un amico e di come tendiamo a reagire di fronte a un rifiuto, a una frustrazione o a un allontanamento.  

Ogni bambino sviluppa un tipo di attaccamento differente a seconda delle persone con cui interagisce. 

La creazione del concetto di Sé e della rappresentazione del mondo avviene, però, sulla base dell’attaccamento con la figura prevalente. 

Esiste quindi una figura di attaccamento considerata privilegiata: non per forza è la madre a ricoprire questo ruolo; la questione, infatti, non riguarda come la madre si comporta, ma cosa sviluppa al meglio la sicurezza del bambino.

2. Il peso delle aspettative genitoriali

Nella prospettiva psicoanalitica la formazione del Sé è strettamente legata alla relazione, prima con i caregiver e successivamente con i pari ed è difficile separare ciò che è intrinseco, cioè che proviene da noi stessi, e ciò che è estrinseco, ovvero ciò che proviene dall’altro. 

Risulta quindi ancora più complesso durante l’infanzia cercare di differenziare le nostre percezioni, le nostre aspettative o le nostre ambizioni, dalle percezioni, dai desideri o dalle aspettative dei figli. 

Cos’è una aspettativa? 

In psicologia un’aspettativa è la naturale tendenza degli uomini ad attribuire ad altri, o ad altro, le proprie convinzioni, i propri pensieri, le proprie percezioni.

È facile e normale prefigurarsi delle aspettative sui figli già durante la gravidanza ed è possibile andare successivamente a proiettare queste aspettative, inerenti alla propria storia di vita, durante la crescita del proprio bambino. 

Tendenzialmente queste aspettative mirano ad evitare al figlio situazioni ed esperienze che ci hanno causato disagio o malessere. 

Se per esempio, da adulti ci pentiamo di non aver seguito attentamente la matematica, riscontrando delle difficoltà legate ad essa a lavoro, potremmo pensare: “Mio figlio sarà un genio della matematica, non farà i miei stessi errori e non dovrà affrontare le mie stesse difficoltà”, o potremmo dirgli: “Non perdere tempo dietro italiano, che non serve a niente, concentrati sulla matematica!”, perdendo di vista la naturale propensione del bambino.

Un altro esempio potrebbe riferirsi alla questione “autonomia”: se mi aspetto che mio figlio diventi una persona indipendente, potrei affrettare i tempi ponendo richieste non in linea con l’età, facendo sentire il bambino incapace: “Ancora la pipì addosso alla tua età? Sei grande ormai!”. 

3. Aspettative e attaccamento

È importante, a tal proposito, ricordarsi che prima di esser genitore, sei stato figlio e, come tale, hai vissuto a tua volta il peso delle aspettative. 

Abbiamo precedentemente visto come le aspettative possano essere assolutamente soggettive e come tali, connesse alle esperienze della persona che le proietta. 

Sembra quindi impossibile non far riferimento all’attaccamento in quanto prima esperienza relazionale, personale. 

Esistono diversi stili di attaccamento da cui possono nascere, in interazione con diversi fattori (sociali, biologici, ecc.), stati emotivi, tratti e comportamenti diversi. 

Principalmente, gli stili si dividono in due macro categorie, rispetto alla sicurezza che viene a crearsi: sicuro e insicuro. 

Quando dal legame di attaccamento risulta l’incertezza e la percezione di Sé come instabile, è possibile che ciò si traduca nella richiesta o nelle aspettative di standard più alti di perfezionismo nei confronti di un figlio. 

Tale meccanismo ha l’obiettivo di aumentare il senso di auto-efficacia oltre al livello di autostima per potersi, infine, sentire fieri del proprio “Sé genitoriale”. 

È possibile, allora, capire come anche tu, genitore, stia vivendo all’interno di un meccanismo di dipendenza nei confronti di tuo figlio, il quale sarà sempre disponibile a mettere da parte il proprio bisogno di rispecchiamento, di amore e di attenzione per lasciar posto al soddisfacimento delle tue aspettative. 

Inoltre, il bambino pur di non sentirsi rifiutato, tenderà a reprimere emozioni e sentimenti quali l’ira, la gelosia, la paura e il senso di abbandono. 

Ciò potrebbe costruire una personalità conforme con le aspettative esterne, mascherando la persona che in realtà saremmo. 

4. Aspettative e nucleo familiare

La famiglia, inoltre, è il primo ambiente in cui il bambino impara a dare un significato a ciò che succede, alle sue azioni e alle conseguenze di esse. 

Il locus of control, ovvero il “luogo attraverso cui si esercita il controllo”, è significativamente influenzato dallo stile familiare. 

Qualora la famiglia ponesse (e si aspettasse) una particolare attenzione alla responsabilità, all’impegno e alla perseveranza nel raggiungimento degli obiettivi, ci potremmo aspettare lo sviluppo di un locus of control interno. 

Al contrario, è probabile che nelle famiglie in cui viene esercitato un basso controllo e la responsabilità non risulta centrale, si sviluppi un locus of control esterno. 

Ciò impatta anche sull’autostima dei più piccoli. Essa, infatti, è significativamente influenzata dalla percezione di auto-efficacia (quanto mi sento efficace) e dalla consapevolezza di poter trovare un rimedio a un insuccesso. 

Si parla di locus of control esterno quando il bambino ha la tendenza ad attribuire la causa dei suoi risultati a fattori esterni (la fortuna, il destino, ecc.), mentre quando il locus of control sarà interno, la causa sarà attribuita a se stesso. 

Quando i due stili non vengono integrati e se ne utilizza uno solo rigidamente, l’autostima ne risente. 

Nel caso in cui il LOC sia sempre interno, si potrebbe strutturare un sentimento di colpa che, a sua volta, potrebbe sfociare nell’idea di essere indegni di ricevere amore. 

5. Aspettative e feedback dal mondo esterno

Poiché le aspettative sono strettamente connesse a una situazione di confusione tra ciò che io, genitore, mi auguro per mio figlio e ciò che poi in realtà lui vorrebbe per se stesso, è possibile che queste vengano totalmente o almeno parzialmente assimilate dal bambino. 

Ciò potrebbe causare quindi una difficoltà nel differenziare me e l’altro, il quale potrebbe diventare specchio di me stesso: io mi “riconosco” nell’immagine che il mondo mi rimanda. 

A prescindere dalla situazione, dal contesto o dallo scopo di un “compito”, l’obiettivo del bambino rimarrà sempre quello di ricevere un feedback positivo dal mondo e di evitare di ricevere un feedback negativo. 

In che modo?

  • Reprimendo emozioni, tratti, desideri e volontà per lasciar posto al soddisfacimento delle aspettative dell’adulto che in quel momento le proietta, così da poter essere meritevole ai suoi occhi e di conseguenza ai miei;
  • prestando più attenzione alla performance, piuttosto che alla padronanza: per la necessità e l’urgenza di avere un rimando positivo, per il bambino l’acquisizione di competenze sarà secondaria rispetto all’ottenimento di un bel risultato. Qualora il feedback dovesse essere negativo, allora si sentirà alienato e di aver fallito; 
  • esercitando una tipologia di controllo in modo rigido.


In una prospettiva di “caccia alle streghe”, ricercare la causa o l’origine di un malessere sembrerebbe essere un viaggio senza fine o senza alcuno scopo.

Se invece si rivolge il proprio interesse verso la presa di coscienza o la consapevolezza dei propri vissuti, dei propri stati emotivi e dei comportamenti, con uno sguardo benevolo e accettante, scopriamo che nulla è deterministico o determinato, e tutto può essere “disponibile” al cambiamento. 

Se vuoi approfondire l’argomento e confrontarti con me e altri genitori sulle aspettative genitoriali, ti aspetto nella community di Parentube.

Un saluto,

Dott.ssa Costanza Fogazzaro, psicologa clinica e docente

Aspettative genitoriali e l’impatto sulla personalità dei figli

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo con chi ami

Potrebbe interessarti anche: