co-sleeping
Costanza Fogazzaro

Costanza Fogazzaro

Il co-sleeping: 4 evidenze scientifiche a sostegno

Il co-sleeping è una pratica che sta prendendo sempre più piede negli ultimi anni e segna un’inversione di rotta rispetto al pensiero diffuso fra mamme e pediatri fino a qualche tempo fa. Sulla scia del successo delle teorie che rivalutano l’importanza di un “ritorno alla natura” nel rapporto mamma-figlio, come l’allattamento su richiesta al posto di quello a tempo, il bonding, il rooming inn, etc., anche il co-sleeping si sta diffondendo sempre più. Ma vediamo di cosa si tratta.

Indice

1. Co-sleeping: cosa significa?

Oggi andremo a vedere come mai negli ultimi anni sembra essere tanto in voga la pratica del co-sleeping.

Con co-sleeping si intende letteralmente “dormire insieme”, nella stessa stanza o nello stesso letto. C’è stata un’inversione di rotta rispetto a qualche anno fa, quando la tendenza era quella di far dormire i bambini già a tre mesi, o anche prima, da soli. Questa pratica era sostenuta dall’intenzione di voler abituare i bambini ad essere autonomi e indipendenti già da piccoli.

Andiamo a vedere le evidenze scientifiche a sostegno del co-sleeping.

2. Co-sleeping: 4 evidenze scientifiche

  1. Prima di tutto è stato riscontrato che a 5 anni non esistono differenze a livello di sviluppo cognitivo, comportamentale o di autonomia nei i bambini che dormono nella stessa stanza o nello stesso letto dei genitori rispetto a quelli che dormono da soli.

  2. È stata poi riscontrata una riduzione dell’ormone dello stress, il cortisolo, nei bambini che dormono insieme ai genitori.

  3. La qualità del sonno totale sembrerebbe essere migliore nella madri che dormono insieme ai figli. Questo perché probabilmente nonostante i risvegli possano essere più frequenti, la durata del risveglio si riduce, in quanto non è necessario alzarsi e stanza.

  4. il co-sleeping sembrerebbe migliorare anche il tasso di crescita, la digestione, la frequenza cardiaca e respiratoria e la temperatura corporea nel bambino. Oltretutto, favorirebbe l’allattamento e la conseguente produzione di ossitocina nella madre che sappiamo andare ad aumentare lo stato di calma e rilassatezza sia nella madre che nel bambino.

3. Co-sleeping: conclusioni

Quando si parla di co-sleeping, la cosa che probabilmente preoccupa di più riguarda la SIDS, la “Sudden INfant Death Syndrome”, che non è una vera e propria sindrome ma riguarda le morti in culla che non sono riconducibili ad altre patologie, malformazioni o eventi dolosi.

Nel co-sleeping, l’aumento del rischio di SIDS è riscontrabile solo nei casi in cui le madri siano fumatrici, sottoposte a terapia sedativa, abbiano problemi di obesità, se  dormono insieme con il bambino sul divano o in poltrona.

Nonostante ciò, l’American Pediatric Association raccomanda di dormire nella stessa stanza o nello stesso letto con il bambino almeno fino ai 6 mesi per ridurre il rischio di SIDS.

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