consapevolezza
Giuditta Mastrototaro

Giuditta Mastrototaro

Pedagogista

Consapevolezza genitoriale: quanto è importante?

Quanto è importante la consapevolezza genitoriale?

Le competenze dei genitori nella relazione educativa.

Indice

1. Consapevolezza genitoriale

Quando un’idea alberga nella nostra mente, guardiamo il mondo con questa convinzione, così ci troveremo a vedere proprio ciò che stavamo cercando.

I professionisti: insegnanti, psicologi, medici, terapisti e specialisti non sono certo immuni dalle loro convinzioni, per cui se stanno cercando “la colpa” per il comportamento dei bambini o dei ragazzi, possono trovarla dove si aspettano che sia, ossia nei genitori.

In realtà, i genitori non sono il problema, sono la risposta. Nessuno può accogliere, ascoltare ed empatizzare con il proprio figlio meglio di un genitore. Nella mia esperienza rendere consapevoli i genitori delle dinamiche relazionali, sblocca situazioni difficili e restituisce fiducia nelle loro competenze.

Non c’è nessun idealismo in questo. I bambini non hanno bisogno di una cura perfetta ma come diceva Winnicott di genitori “sufficientemente buoni”.

Sufficientemente buoni sta a significare che nella relazione c’è spazio per entrambi: bambini e genitori. Questa relazione ha bisogno di genitori veri, ossia che siano se stessi. Solo così i bambini potranno veramente conoscerci con le nostre qualità e le nostre vulnerabilità.

2. Consapevolezze ignorate

Invece, per quanto un professionista sia abile e capace, non potrà mai essere il genitore di quel bambino o di quel ragazzo e ciò che più desidera un figlio è essere amato, accettato e stimato dai suoi genitori.

Purtroppo questa semplice consapevolezza spesso è ignorata e non è dato sufficiente ascolto, a quello che i genitori pensano o dicono dei loro figli.

I genitori conoscono i loro figli perché li osservano da quando sono nati, perché sentono nel loro cuore le vulnerabilità dei loro bambini, perché conoscono la loro storia, sanno cosa è successo il giorno prima e quindi comprendono il senso del comportamento del giorno dopo.

Il mito più triste riguardo ai genitori è che sono troppo coinvolti nei riguardi dei loro figli e quindi non sono obiettivi.

La consapevolezza dovrebbe, invece, portare a chiedersi: “Che cosa accadrebbe se non fossero coinvolti nella relazione con i loro figli? Nessun bambino cresce emotivamente sano, se non ha un adulto che si prende cura di lui con amore.

Inizia fin dalla nascita, questo misconoscere le competenze delle madri e la naturale propensione a stare in contatto con i loro figli. Infatti, il desiderio naturale di una madre quando ha partorito un bambino è stare con lui/lei. Invece spesso alle madri viene detto: “Signora ha bisogno di riposare, lo lasci nella nursery o nella culla” oppure “Il bambino piange perché ha fame. È sicura di avere abbastanza latte?”. Insomma, sono innumerevoli gli atteggiamenti e le parole che inducono una madre a pensare di non essere “abbastanza” lucida o riposata o capace.

Ciò che invece desidera un genitore nel suo cuore, è stare con il proprio bambino appena nato in contatto pelle a pelle, sentire il suo profumo, allattarlo o stare a guardarlo anche mentre dorme per acquisire consapevolezza. Ogni genitore vuole essere sicuro che il bambino sia sano, per questo si scopre a fare l’inventario del suo corpo: “Una bocca, un naso, due occhi, dieci dita” ecc.

3. Il ruolo della pedagogia nella consapevolezza genitoriale

I genitori sono le prime persone a cui sta a cuore il benessere del proprio figlio. Molti studi evidenziano che spesso è proprio la madre, la prima persona che si accorge se c’è qualcosa che non va e non è inusuale che debba insistere per farsi ascoltare.

Anche quando a un bambino viene fatta una qualche diagnosi, spesso i genitori sono i più realisti perché non credono fino in fondo ai limiti evidenziati, ma scommettono invece sulle potenzialità dei loro figli.

Nel mio lavoro di Pedagogista ho incontrato moltissimi genitori, preoccupati per le difficoltà incontrate dai loro figli, riguardanti aspetti evolutivi, educativi o apprenditivi. La prima cosa che chiedo è di parlarmi di loro, al di là delle diagnosi che hanno ricevuto. Solo in quel momento viene alla luce chi è quel bambino e chi sono i suoi genitori, quali sono i loro sentimenti, i loro bisogni e le loro unicità.

Infatti, i genitori a cui è restituita la fiducia in loro stessi, nelle loro competenze e offerto qualche strumento educativo in più, comprendono il loro figlio meglio di chiunque altro.

La pedagogia apre verso la scoperta di strumenti educativi che sono offerti ai genitori, come il  riconoscere le tappe evolutive e il prendersi cura dei bisogni relazionali di quella famiglia, allontanando invece l’idea astratta, di ciò che un bambino o un genitore dovrebbe fare, come fosse qualcosa di uguale per tutti.

E’ allora partendo dai suoi genitori che si può fare veramente la differenza per quel bambino o quel ragazzo, perché i genitori sono la risposta e non il problema.

Consapevolezza genitoriale: quanto è importante?

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