genitore adeguato
Cinzia Trigiani

Cinzia Trigiani

Genitore adeguato: come si può essere un genitore “adeguato”?

Genitore adeguato: “c’è un modo giusto e uno sbagliato di esserlo?” “E se ho paura di sbagliare? E se non riesco a fare qualcosa?”
Questi sono solo alcuni dei dubbi che una persona si chiede quando diventa genitore.
Non esiste un genitore perfetto né uno sbagliato, ma c’è un modo più “adeguato” di vivere il proprio ruolo, che passa dal benessere personale e dal perdonarsi quando si pensa di non essere o fare abbastanza.

Indice

Si dice che “Quando nasce un bambino, nasce una mamma”.

Chi non ha mai sentito questa frase? La estenderei, in modo legittimo, anche ai papà trasformandola in “Quando nasce un bambino nasce un genitore”. 

L’intenzione di questo modo di dire è molto utile per spiegare ai genitori che, seppure diventarlo  avviene in modo naturale, definirsi “genitori adeguati” non è sempre “naturale, istintivo o scontato”. 

Riuscire in questo compito, con la consapevolezza di avere fra le braccia una vita, può risultare faticoso. 

Proprio in soccorso a questa nuova spinta verso la consapevolezza della “genitorialità responsabile”, “adeguata”, negli ultimi decenni, la figura del pediatra ha assunto,  il ruolo di “salvagente”. 

Attraverso il suo aiuto, l’aspetto della salute, della crescita e delle tappe evolutive, dei primi anni, sono sotto l’attenzione di un medico. 

Tuttavia non tutti gli ambiti della vita della persona, nei suoi diversi ruoli, devono essere medicalizzati e infatti sono emerse figure socio-educative, di affiancamento alla genitorialità e alla crescita dei figli, che reindirizzano la famiglia verso il benessere riscuotendo un ottimo risultato.

Proviamo a vedere insieme alcuni degli argomenti che invitano il genitore a domandarsi sulla sua adeguatezza e sulla sua capacità.

1. Diventare genitore: primi approcci alla relazione

Man mano che il bambino si rende autonomo e cominicia a caratterizzarsi, coinvolge il genitore in una relazione più evoluta, cioè non più esclusivamente affettiva, di preservazione e cura della salute. 

È una relazione che prepara una “storia” fra il genitore e il figlio, una storia che può essere fatta di fiducia, di accoglienza, di comprensione, accettazione dell’alterità, di regole coraggiose che prescindono dall’affetto.

2. La rinascita del genitore

Il genitore adeguato o, come ci ricorda Winnicot “sufficientemente buono”, viene chiamato a sviluppare nuove abilità rispetto ai modi affettivi, educativi e relazionali.  

“Il genitore nasce quando nasce un bambino” e, aggiungo, ri- nasce in ogni ciclo evolutivo di suo figlio! 

Ogni volta la rinascita, è preceduta da un “travaglio” doloroso che percuote la persona e la coppia ponendo questioni irrimandabili.

Per esempio, tenendo conto che la coppia è composta da due persone, dobbiamo dare per inteso che esse provengono da “mondi esistenziali differenti”, possiamo dunque immaginare che ognuno dei due porterà con sé fantasie, aspettative e intenzioni implicite ed esplicite. 

Può certamente accadere che la coppia passi per degli attriti, dei disagi o vada in difficoltà di fronte a scelte: educative, affettive, relazionali e di salute. 

Pensiamo alla pandemia e alla spinosa questione dei vaccini: con il tuo partner come hai scelto se vaccinare o no vostro figlio? Come sei arrivato ad una conclusione? È stato facile, difficile? Com’erano gli argomenti in campo: scientifici oppure opinioni personali? 

Con ogni probabilità, dopo i confronti necessari, la coppia riesce ad arrivare ad una decisione convergente e rispettosa. Ma dobbiamo poterci dire che alle volte non è così.

3. La famiglia come progetto

Quale progetto non richiede una pianificazione, dei confronti, degli aggiornamenti e dei briefing? 

Quello della famiglia è a tutti gli effetti un “progetto” e direi anche fra i più importanti, quando lo si sceglie consapevolmente o anche quando lo si scopre cammin facendo.

Questo significa confrontarsi nella coppia per scoprire, di fronte all’esperienza pratica, che tante cose non sono scontate, né pensate allo stesso modo dai due genitori.

La coppia deve anche necessariamente confrontarsi con il giudizio altrui in modo verticale con i nonni e orizzontale con gli educatori, gli amici e gli altri genitori. 

Tutto questo pone il genitore di fronte a questioni interessanti e intergenerazionali.

4. La conflittualità di coppia come opportunità

La conflittualità nel confrontarsi sulle opinioni o sui sentimenti è spesso temuta. 

Eppure diventa un bene prezioso per la coppia genitoriale quando il conflitto è consapevolmente finalizzato alla generazione di un nuovo modello di pensiero che è composto.

Dal pensiero parziale di ognuno dei due, o comunque da un sincero accordo genitoriale adeguato, al nuovo stile familiare che si sta generando. 

Possiamo preoccuparci della conflittualità quando essa ha come fine l’affermazione personale e finisce con posizioni che restano rigide, che non cedono e non accolgono la diversità di pensiero. 

Un “gap” facilmente colmabile se si riconosce veramente il diritto di esercitare la genitorialità anche al partner, oltre che a se stessi.

5. Genitore adeguato: l’importanza del focus

Un aiuto importante può essere tenere bene in mente il focus. 

Il genitore capace può ragionare sulle motivazioni e i sentimenti che lo conducono verso certe scelte per suo figlio, senza mai  saltare il passaggio di apertura e di conoscenza della volontà del partner. 

Se ciò accadesse, il problema non rimarrebbe solo sulla coppia genitoriale, ma si ribalterebbe anche sulla coppia di coniugi, compagni, partner. 

Acquisita questa modalità di confronto costruttivo, il resto del mondo, a quel punto, sarà un “contorno”, un affaccio sulle idee altrui per rimanere sufficientemente dubbiosi, ma solo sufficientemente!

6. Genitori e il rapporto con la socialità

Ecco un altro argomento di quotidiana fatica che pone la domanda sull’adeguatezza del genitore: il continuo ricorso alle deleghe da lasciare ai nonni, alle baby sitter o ai nidi, quando si esce per lavoro.

Esse sono necessarie e non fanno che ampliare il bisogno di  concertare, nella coppia, delle regole da definire in modo chiaro, flessibile e valido per entrambi i genitori per essere, poi, esplicitate e declinate a seconda della persona che se ne occuperà. 

Le difficoltà che generano dubbi esistono anche nel caso in cui uno dei genitori resti a casa.

Egli ha un’esposizione, con i propri figli, univoca, unidirezionale, che può tener conto della volontà del genitore assente solo in modo indiretto. 

Il genitore a casa fa un’esperienza di conoscenza dei figli che non sempre può essere sintetizzata bene o esplicitata nella sua interezza al proprio partner. 

Questo non vuol dire che ne sa di più in assoluto, anzi la sovraesposizione alle volte toglie lucidità, e allora ancora di più è necessario “non farsi soli” e decidere di contare sul giudizio ed i sentimenti del partner, considerandolo adeguato, può essere di grande aiuto.

In tutti i casi di genitorialità (coppie, genitori separati, mono-genitorialità) il risultato non cambia: ci saranno coni d’ombra del bambino destinati al racconto ed all’interpretazione di terzi che partecipando alla vita del piccolo, seppure in modo parziale, esprimeranno opinioni e probabilmente genereranno dubbi sulla capacità dei genitori in base ai comportamenti del piccolo.

7. Genitori, figli e scolarizzazione

Il primo ingresso sociale “attivo”, del figlio, avviene quando comincia a confrontarsi fra i suoi pari, mentre deve rispondere del suo lavoro con adulti di riferimento diversi.

È un altro momento di attenzione del genitore adeguato, “sufficientemente buono”. 

La scolarizzazione sarà per il bambino una promozione verso una crescita più o meno omologata.

La scuola inserisce programmi di personalizzazione, ma viene facile comprendere che non sarà mai come il rapporto esclusivo che egli ha avuto e ha nella sua famiglia. 

Il bimbo entra nella sua “area sociale” portando con sé il suo piccolo “patrimonio educativo” fatto di routine, di linguaggi cuciti sulla sua persona, di permessi, di attenzioni e dinieghi prevedibili. 

I genitori coinvolti nella sua socialità si confrontano anch’essi con gli educatori e con gli altri genitori e cominciano a sorgere ulteriori domande sulla loro adeguatezza educativa. 

Già questo sarebbe un buon momento per rivolgersi ad un professionista, per avere conferme su ciò che sta andando bene e potersi rinfrancarsi, oppure per acquisire strumenti nuovi per affrontare i disagi che portano preoccupazioni e travagli, spesso in solitudine. 

Se il genitore non rimanda questo bisogno personale di chiarezza, di comprensione, sarà più facile intervenire in suo aiuto per il benessere suo, della coppia e del piccolo in crescita.

Se stai pensando che tutto questo ti sembri un vero e proprio lavoro, hai ragione: è così!

8. Genitore adeguato: chiedersi “come mi sento?”

Se ti stai sentendo parte di un progetto impegnativo, se senti che tutto questo è molto grande da sostenere, ti dico: “Molto bene, sei sulla corretta via della consapevolezza dell’impegno d’amore che hai preso con tuo figlio!”.

Stai lavorando, sei in cammino per il tuo level up!

Se come genitore non ti senti un pizzico “inadeguato”, come fai a sentire la spinta a migliorarti?

 La domanda “Sono un genitore adeguato?” è già la tua risposta positiva, stai già cominciando a preparare la tua personale domanda per la quale cercherai la risposta buona per te!

Se cammini nel dubbio, nella tribolazione, su una linea di equilibrio da rinnovare giorno per giorno, sei un genitore  “generativo di spazi”, includi nuove visioni che ti faranno sentire un genitore adeguato!

9. Conclusioni

Per tutti quelli che dubitano e si chiedono se sono un genitore adeguato, mi sento di rispondere: ci sono molti genitori che sentono forte la responsabilità e dubitano delle loro capacità. 

Dubitare è fondamentale per fare focus su quanto accade e per capire i propri talenti ed i propri limiti. 

Un genitore può definirsi adeguato se:

  • ha il cuore che gli trema quando avverte che c’è un disagio nel figlio pur senza esserne informato;
  • quando entra in “travaglio” per accogliere la visione del giovane che probabilmente è molto differente dalla sua;
  • quando si accorge dei silenzi pieni di “non detti” che non possono essere trascurati;
  • quando non attribuisce solo all’adolescenza le mille difficoltà relazionali che intercorrono fra sé e suo figlio. 


Un genitore può definirsi un genitore adeguato quando sa riconoscere di essere “in cammino”, in crescita ed in trasformazione; quando non si chiude nelle sue conclusioni ma attiva la sua capacità di chiedere aiuto e prendersi cura della sua genitorialità. 

Essere genitore è un mestiere inconcluso, un trascendere da sé, dai propri sogni, dalle proprie convinzioni, dalle proprie aspettative riposte sul figlio per accogliere la vita del figlio come buona, seppure, differente dalla propria.

Se vuoi approfondire l’argomento e confrontarti con me e altri genitori sul tema del genitore adeguato, ti aspetto nella community di Parentube.

Un saluto,

Cinzia Trigiani, Consulente Coniugale e Familiare®

Genitore adeguato: come si può essere un genitore “adeguato”?

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