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Bilinguismo precoce: sì o no?

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Asilo straniero o italiano? E in casa, che lingua parlare? Grazie all’estrema plasticità del loro cervello, i bambini possono trarre dal bilinguismo precoce diversi benefici per lo sviluppo cognitivo, ma solo ad alcune condizioni. Scopriamole insieme!

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Asilo straniero o italiano? E in casa, che lingua parlare? 

Questa è una domanda che spesso molti genitori si pongono, interrogandosi su quali possano essere gli eventuali vantaggi e svantaggi del bilinguismo.

Gli studi evidenziano che, grazie all’estrema plasticità del loro cervello, favorire il bilinguismo già in tenera età può portare ai bambini diversi benefici, soprattutto rispetto nello sviluppo cognitivo e delle loro capacità, ma solo se alcune condizioni sono rispettate.

Vediamo insieme quali.

1. Vantaggi del bilinguismo

Sembra che per i bambini nascere in una famiglia bilingue o frequentare un asilo bilingue comporti una serie di vantaggi, soprattutto a livello cognitivo, tra cui una maggiore capacità di apprendimento, comunicazione e un maggiore controllo dell’attenzione.

Ciò accade perché il bilinguismo stimola continuamente il sistema esecutivo centrale, che è un po’ il centro di comando del cervello essendo deputato:

Tutte funzioni estremamente importanti non solo per l’apprendimento, anche in prospettiva futura per l’ingresso a scuola, ma anche per la vita quotidiana di tutti i giorni.

Quindi perché non allenarle, esattamente come si farebbe con lo sport per allenare il corpo?

Tra l’altro, cosa curiosa, alcuni studi suggeriscono che il bilinguismo precoce possa essere correlato a una minore o ritardata incidenza di demenza senile, cioè il bilinguismo precoce ha vantaggi dal punto di vista cognitivo che perdurano per tutta la vita.

Vantaggi emotivi

Anche a livello emotivo il bilinguismo sembra essere associato ad alcuni vantaggi.

Infatti, quando parliamo di funzioni esecutive del cervello, ci riferiamo anche a quel tipo di controllo e di autocontrollo indispensabile per imparare a regolare e gestire le esperienze emotive.

Imparando a controllare e controllarsi, si sviluppa l’emisfero sinistro del cervello, il cosiddetto cervello razionale, andando piano piano a pareggiarsi per grandezza anatomica e per sviluppo all’emisfero destro, il cosiddetto cervello emotivo, che è quella parte di cervello che reagisce in maniera anche impulsiva e priva di consapevolezza dinanzi agli stimoli emotivi.

I bambini bilingue sembrano rafforzare la capacità di scelta e di autocontrollo, riuscendo a gestire meglio emozioni forti e intense di paura, rabbia e tristezza, che altrimenti potrebbero essere pervasive e soverchianti.

Flessibilità al cambiamento

Il cervello dei bambini esposti al bilinguismo si sviluppa seguendo due canali linguistici diversi, quello della lingua madre e quello della seconda lingua, dunque è più flessibile, giovando ai bambini in termini di maggiore apertura verso le novità e capacità di porre più attenzione per le differenze.

Vantaggi sociali

E non dimentichiamoci dei vantaggi sociali: i bilingui comprendono molto facilmente il concetto di diversità culturale e linguistica, avendo dimestichezza con i modi diversi di classificare il mondo delle lingue che parlano.

Questo fa di loro dei bravi solutori di problemi e li rende capaci di adattarsi facilmente a diversi contesti sociali.

Le capacità di comunicare e di lavorare in gruppo sembrano anch’esse maggiori nei bilingui rispetto ai monolingui, così come l’abilità nel risolvere conflitti, il tutto grazie appunto a quella maggior dimestichezza emotiva e a quella maggior flessibilità, rafforzabili col bilinguismo.

2. Difficoltà dei bilingue

Esporre i bambini a due lingue contemporaneamente sembra quindi una scelta priva di controindicazioni, in cui i vantaggi e i benefici superano nettamente eventuali difficoltà.

Accade talvolta, tuttavia, che i bambini che imparano due o più lingue simultaneamente sembrano attraversare un periodo di confusione e ritardo nello sviluppo linguistico.

Questo è possibile perché i due sistemi linguistici entrano in competizione per utilizzare molte delle risorse mentali.

In realtà il cervello del bambino sta solo diventando più plastico, più flessibile, sta imparando a saltare da una lingua all’altra, da un sistema all’altro, in modo immediato, e a “silenziare” una lingua mentre usa l’altra.

È possibile che all’inizio si crei un lieve sovraccarico cognitivo, ma questo verrà presto risolto, lasciando spazio ai vantaggi e alla loro sedimentazione.

3. Sfatiamo alcuni miti

L’apprendimento della lingua madre dovrebbe essere intorno ai due anni, ma nel caso dei bilingue può tardare di qualche mese o anche più.

Un altro aspetto per il quale non preoccuparsi è una certa difficoltà nella selezione delle parole: un bilingue dovrà scansionare i vocabolari mentali delle due lingue per poter scegliere un vocabolo, e questo comporterà sempre un ritardo rispetto a un monolingue e un iniziale vocabolario meno ampio.

Niente paura, è tutto normale per i motivi prima citati.

Tutto sommato, però, i vantaggi sono superiori agli svantaggi, soprattutto se si va a considerare l’impatto su tutta la vita.

Possiamo quindi sfatare il mito del rischio di fare caos tra troppi idiomi e che il bilinguismo faccia male tout court.

Imparare l’inglese o una seconda lingua non vuol dire dimenticare l’italiano o impararlo peggio, ma allenare il cervello a usare due sistemi linguistici.

4. Consigli utili per aiutare i bambini

L’importante è che l’utilizzo di un’altra lingua avvenga sempre in un contesto specifico, come può essere l’asilo, e prestare attenzione al mixing, cioè nel caso di genitori bilingui parlare con i figli mixando le varie lingue.

Bisogna sempre usarne una alla volta, quindi è buona cosa decidere una lingua familiare da utilizzare in casa, senza creare confusione con un genitore che parla una lingua diversa dall’altro, riservando quella scelta come seconda lingua ad attività specifiche come appunto l’asilo, un corso di lingua specifico o delle attività dedicate.

I cartoni animati in lingua, contrariamente a quanto si pensa, non sono né da evitare, né da abolire, ma non sono particolarmente efficaci nell’apprendimento della seconda lingua, a meno che siano accompagnati da un commento o da una condivisione con un adulto.

Pensate che alcune ricerche hanno evidenziato che alcuni bambini americani sotto i 2 anni, in interazione con una persona che parlava con loro in cinese per un’ora, cinque giorni alla settimana, riuscivano ad apprendere la lingua, risultato invece totalmente assente se all’interazione veniva sostituita un’ora di televisione.

Tv e radio in lingua, infatti, non favoriscono l’apprendimento nei bambini molto piccoli, a cui serve un rapporto affettivo per apprendere, perché ricchi di una componente emotiva non trasmissibile con la tecnologia.

La genuinità di gesti, intonazione della voce, sguardi e contatto fisico, quello che potremmo chiamare comunicazione non verbale, sono aspetti fondamentali per l’apprendimento di una lingua e non possono essere veicolati in maniera autentica dalla televisione.

Ricordiamoci che in tenera età non è importante la parola, ma le caratteristiche emotive della comunicazione.

Se vuoi approfondire l’argomento e confrontarti con me e altri genitori sul tema del bilinguismo precoce, ti aspetto nella community di Parentube.

Un saluto,

Dott.ssa Stefania Ravasi, psicologa

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